La mia esperienza sportiva come ginnasta e successivamente come ballerina mi hanno portato a sentire la necessità di mettere insieme queste due realtà così apparentemente distanti.
La sfida è quella di utilizzare le capacità acquisite in tanti anni di duri allenamenti per raccontare ed esprimere qualcosa di importante; l’obiettivo è utilizzare la bellezza e la plasticità del gesto atletico e far si che anche quel movimento diventi una storia da raccontare
Con lo studio sull'espressività del gesto, è avvenuta una trasformazione che abbatte ogni limite per la creatività. Questa "scoperta" ha permesso agli atleti-danzatori di lavorare in ogni "direzione", strisciando o volando non fa differenza
Considero il connubio tra sport e danza come un'occasione per esplorare strade nuove alla ricerca di una diversa forma d’arte, che avvicini due modi diversi di vivere il corpo.
Il mondo sportivo è stato per i Kataklò una scuola e ciò non potrà mai essere dimenticato: c'è coscienza e riconoscenza per ciò che abbiamo ricevuto.
Il teatro è la nostra casa, ma l'attitudine rimane quella di un atleta. Il forte senso di gruppo e la partecipazione che sostiene il nostro lavoro credo derivi dall'appartenenza comune al mondo dello sport.
Nei miei lavori io parto da un'immagine che ho in testa e la esprimo ai ballerini; poi metto la musica e lascio fare a loro e da quello che fanno su stimoli e indicazioni man mano il movimento si sviluppa.
È un lavoro di grande sinergia: come dire il musicista e lo strumento, l'orchestra e il direttore, tutti sono elementi fondamentali per il risultato finale, è importante quando crei una coreografia rendere protagonisti assoluti e partecipi gli esecutori, perché devono sentirsela sulla pelle.
Tutti hanno un preparazione di base straordinaria. Ci vuole anche tanta concentrazione mentale, perché comunque ci si trova sempre in condizioni precarie, in ogni momento, l'attenzione è sempre al massimo perché i rischi ci sono! E l'unico modo è provare tanto
Oggi a dieci anni dalla nascita del gruppo (2005) credo sia maturata una capacità teatrale maggiore, tanto da farci avventurare in un percorso più narrativo.
Pendleton è stato il mio maestro, mi ha insegnato a calcare la scena, gli devo tutto; però i Kataklò hanno un’impostazione diversa dai Momix
Ai ragazzi è richiesto una preparazione ma anche una presenza scenica, un'espressività. Il corpo parla ma non solamente il corpo, anche il viso