Per la dodicesima di Retroscena: i segreti del teatro, Michele Sciancalepore ha incontrato uno dei più grandi maestri della scena italiana dall’innegabile abilità drammatica, icona del teatro di parola perché “con la parola riesco a esprimere tutto” ha confessato. In scena da 65 anni, nato in un quartiere molto povero, da famiglia altrettanto povera, ha iniziato come suggeritore e si considera un “bambino coi capelli bianchi: Glauco Mauri.
In tournée con “Quello che prende gli schiaffi”, la Compagnia Mauri-Sturno ha scelto una favola per celebrare, sui palcoscenici dei teatri italiani, i tre decenni del sodalizio artistico e umano dei due fondatori. “Quello che prende gli schiaffi” è un libero adattamento di Glauco Mauri, che cura anche la regia, di un testo di Leonid Nikolaevic Andreev, un autore e intellettuale che fu subito un grandissimo successo nella Russia del primo Novecento.
“La mia libera versione del testo è motivata dalla necessità di mettere in maggior evidenza il comico e il tragico, attualmente sempre più protagonisti della nostra società; In questo momento così difficile abbiamo creduto quindi giusto proporre una “favola” che possa parlare ancora di umanità e di poesia ad una società che corre il rischio di inaridirsi sempre più.” dichiara Mauri. “Comprensione” è, secondo l’attore e regista, la parola chiave per uscire dall’isolamento e dalla paura del diverso.
In chiusura Retroscena, augura il Buon Natale in modo problematico e senza vuoti formalismi: in esclusiva lo stesso Glauco Mauri insieme al altri 2 artisti dal calibro di Gabriele Lavia e Pippo Delbono interpretano gli “auguri scomodi” di Don Tonino Bello, Vescovo di Molfetta, dalla grande umanità e dall'estrema libertà.